Il nostro Carisma

Istituto Secolare Ancelle della Divina Misericordia

Ogni carisma nasce da una necessità. Lo Spirito mostra al Fondatore l’esistenza di una necessità pressante nella Chiesa e ispira la soluzione. Questa esperienza dello Spirito dà origine ad una spiritualità, ad un Carisma.[1]

Partendo da queste definizioni viene da se che il Carisma dell’Istituto Secolare Ancelle della Divina Misericordia è la Divina Misericordia, come ci ricorda il nome stesso.

Un pò di storia

  1. Dopo l’Ordinazione Sacerdotale (1946), il Padre don Domenico Labellarte torna a Roma al Collegio Capranica. Insieme ai compagni aderenti alla “Lega della Fraternità” continuava l’apostolato a favore dei poveri che aveva già iniziato da seminarista. Ogni domenica, insieme ai confratelli si recava poco lontano da Campo dei Fiori, nella Chiesa di S.Girolamo della Carità, dove i poveri venivano aiutati a partecipare alla S.Messa e a gustare la Parola di Dio e assistiti in tutti i loro bisogni.[1]
  2. Il primo nucleo dell’Istituto Secolare “Ancelle della Divina Misericordia” si consolida a San Giovanni Rotondo (1947) quando il Fondatore don Domenico Labellarte ebbe a servire gli operai della miniera della Montecatini e, in generale, i bisognosi del paese. Ecco una testimonianza storica:

(Giovanni Siena in “Il mio amico Padre Pio”)

StoriaCarisma Ancelle della Divina Misericordia

 

Necessità pressante della Chiesa:                    Esperienza dello Spirito/Soluzione:

                       AIUTARE I BISOGNOSI                        Opera al servizio della Divina Misericordia

 

Ecco quanto scritto dall’assistente spirituale dell’Istituto Don Giustino Rosset, rivolgendosi alle Ancelle della Divina Misericordia, “la sorgente dell’apostolato diventa specifico grazie all’assunzione della maternità e paternità di Dio, che è misericordia, dalla quale è possibile trarre amore e sfociare nell’amore. È questo che fa generare al Cristo nell’amore le realtà temporali.”[2]

L’ansia di sintesi tra la consacrazione delle vita e la piena responsabilità di una presenza e di un’azione trasformatrice al di dentro del mondo tipica degli Istituti Secolari, si profilava per le Ancelle carica di misericordia[3], diventando forma particolare di collaborazione all’avvento del Regno.

Dall’inizio, c’è già una forte attenzione alla persona umana, soprattutto quella bisognosa, alla quale le Ancelle sono chiamate a servire l’amore più grande, imitando l’ampiezza del cuore di Maria. Ecco l’ecce e il fiat, da dire nel quotidiano a Dio per un generoso servizio di misericordia umano-divino al prossimo.[4]

L’imitazione della disponibilità della Vergine Maria nell’accogliere il mistero dell’Incarnazione così era proposta dal Padre don Domenico:

  • Ecce –  significa stato di prontezza, sollecitudine e disponibilità a Dio;
  • Fiat – dice accettazione piena della volontà di Dio in tutte le sue manifestazioni d’amore.
  • Magnificat – non è altro che una lode al Signore, per tutto ciò che ci domanda e per tutto ciò che dispone al nostro bene.
  • Adveniat – ossia l’avvento del Regno di Dio nel mondo.[5]

In particolare, per spiegare la disponibilità delle Ancelle venivano utilizzati i due passi biblici Annunciazione (disponibilità a Dio) e Nozze di Cana (disponibilità ai bisognosi).

Anche il vivere sacerdozio comune si modella sempre più come Ancella del Signore, nella sua disponibilità a compiere la volontà salvifica e nella solidarietà con gli uomini. Da lei, Vergine Maria, le Ancelle imparano ad essere “delle contemplative per le strade del mondo, lasciando trasparire, irradiare ed agire Cristo in ogni ambiente.”[6]

Per cui il sacerdozio da vivere in questo Istituto veniva proposto come l’essere «a servizio» della Divina Misericordia.[7]

Le Costituzioni dell’Istituto mostrano quanto la donazione soggettiva, tipica del sacerdozio comune, secondo i sentimenti di Cristo, per essere fermento che trasforma le realtà temporali dal di dentro, richiede dalle Ancelle la disponibilità all’ascolto e al confronto con la Parola di Dio, una solida comunione con il sacerdozio gerarchico[8], quale garanzia di un servizio di misericordia e fedeltà nelle cose che riguardano Dio (cfr. Eb 2,17)

Il sacerdozio comune, dono battesimale vissuto dalle Ancelle, è dedizione all’amore e al servizio di Dio che è la fonte del servizio agli uomini nelle realtà ordinarie del loro vivere il mondo.

Pertanto, esse sono spronate dalle Costituzioni a vivere la realtà del servizio, non intrappolate nello schema del servire umano ma mosse dalla consapevolezza della regalità del servizio in Dio affidato alla Chiesa. Questo primato di servire prima Dio è garanzia della fedeltà alla volontà benevola di Dio, ma anche della solidarietà spartita con gli uomini del loro tempo secondo la logica dell’Incarnazione.

Paolo VI, nel 1974 – trentesimo anniversario di Fondazione porge all’Istituto gli auguri che “l’alto ideale del sacerdozio da voi avvalorato e vissuto in modo particolare, possa brillare di luce ognor più sfolgorante e risvegliare nel cuore di tanti giovani generosi la volontà di seguire più da vicino Cristo Sacerdote e Vittima”.[9]

Il mondo nel quale le Ancelle della Divina Misericordia servono la persona umana è visto da loro come il luogo in cui Dio opera la sua misericordia e il luogo della loro santificazione, perciò il loro stare nelle realtà temporali deve caratterizzarsi per l’amore: amore appassionato per il mondo con tutte le sue miserie, amore di chi vuole la salvezza del mondo, amore nello stare a contatto con gli uomini anche con il proprio essere già peccatori per redimere, perché è l’amore che salva.[10]

E’ indubbiamente un servizio di misericordia quando un’Ancella risponde qui ed ora ad un bisogno reale ed impellente del prossimo, ma è anche un atto di misericordia essere responsabilmente presente nel mondo così da trasformarlo dal di dentro, soprattutto nelle sue strutture affinché il prossimo non abbia a trovarsi in un modo adulterato, falso o ingiusto.

In tal modo si contribuisce all’umanizzazione del mondo facendo il bene in prima persona, con passione e ovunque ce ne sia la possibilità.[11]

Benedetto XVI descrive una tale presenza cristiana nel mondo così ricca di carità con un’espressione versatile: «un cuore che vede». Questa descrizione sintetica di un atteggiamento cristiano che si avvicina a quella che il Fondatore usava ripetere alle Ancelle: – «Avere gli occhi sul cuore».

È con la carità che le Ancelle si impegnano a trattare le cose temporali e ordinarle secondo Dio.

In questo loro essere al servizio della Divina Misericordia, le Ancelle della Divina Misericordia assumono tratti di un volto, della prossimità di un Dio che vuole la salvezza di tutto il mondo.

 

[1] Aa.vv., Storia dell’Opera, 35

[2] Rosset G., L’apostolato genera al Cristo nell’amore, in  SDM, 5, maggio 1969.

[3] Lucente R., Ansia e comunicazione di vita divina, in SDM, 9, settembre 1969.

[4] Rosset G., Guardando, ascoltando ed imitando Maria Ss.ma, in SDM, 3, marzo 1973.

[5] Labellarte D., Spiritualità, in SDM, 1, gennaio 1968.

[6] Lubes S., Vita vissuta per Dio nel mondo, in “a servizio della Divina Misericordia” (d’ora in poi SDM, 7, luglio 1968.

[7] Id.

[8] Ibid.

[9] Aa.vv., Storia dell’Opera, 111-112.

[10] Cfr. Lucente R., Testamento spirituale, ADM, 2006.

[11] Cfr. Benedetto XVI, Deus caritas est, 31, ed. Vaticana, Città del Vaticano 2006, 74

[1] G.S.Griese, Il risveglio del Carisma

 

Per contatti: info@ancelledelladivinamisericordia.it